pensieri sparsi, senza ordine d'importanza, così come mi si affollavano nella mente senza la mia volontà durante le trasferte, la sera prima di addormentarmi o quando lo sguardo si fermava su qualcosa...
i capelli delle donne, neri, lucidi, lunghissimi
i colori dei loro sari
il traffico caotico, rumoroso delle città: macchine , taxi, risciò, camion, biciclette, motorini, carretti, persone,.. sembrano sempre sul punto di vincere la legge della impenetrabilità dei corpi: nessuno si ferma mai in una lotta incessante per chi riuscirà a guadagnare i cm di spazio sufficienti per passare primo.
Il rumore in particolare quello dei clakcson e dei potentissimi campanelli delle bici perennemente suonati.
la sporcizia, l'immondezza, dovunque e sempre in quantità
lo squallore della miseria senza speranza, sempre, negli slums, sui marciapiedi dove centinaia di esseri vivono accampati giorno e notte.
le scuole, numerose e ben tenute in tutti i villaggi
i bambini sempre pronti a fermarti per chiederti da dove vieni, come ti chiami o di dare loro una penna.
i mercatini di cibo lungo le strade polverose, carichi di banane, cocco, frittelle ed altri cibi
la campagna del sud, verde, coltivata con palme, risaie e capanne dal tetto di paglia così come l'ho imparata a conoscere da alcuni quadri di Rousseau.
I presepi, gli alberi di natale, le edicole religiose indù e quelle cristiane, le moschee e le chiese e i templi.. in una parola la tolleranza religiosa (almeno nel sud).
e tante altre cose ancora magari meno banali che affioreranno a poco a poco... ma malgrado la bellezza dei luoghi e la disponibilità delle persone dell'India mi resta sempre un ricordo doloroso e sofferto: le belle spiagge della costa sud e i favolosi templi visitati non saranno mai sufficienti a cancellare la mazzata nello stomaco provata all'arrivo a Bombai nel sorvolare chilometri quadrati di slums e nel percorrere lunghi viale con i marciapiedi affollati da intere famiglie miserabili.

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